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“Dal suono alla parola scritta”: il futuro della lingua inglese nelle mani di bambini e ragazzi. Ne parliamo con Simona Bonetti, docente di inglese


“Dal suono alla parola scritta”: il futuro della lingua inglese nelle mani di bambini e ragazzi. Ne parliamo con Simona Bonetti, docente di inglese Immagine

Un approccio diverso all’insegnamento dell’inglese

Che cosa significa insegnare inglese nel XXI secolo?

È ancora sufficiente affidarsi a regole grammaticali, liste di vocaboli da memorizzare e traduzioni, oppure è necessario ripensare il modo in cui bambini e ragazzi entrano in contatto con una lingua straniera?

È da queste domande che prende forma il lavoro di Simona Bonetti, docente di inglese e libera professionista che opera in Lombardia. Ha un proprio spazio presso lo Speakers’ Corner di Caravaggio e collabora con altre scuole di lingue, oltre a lavorare con istituti scolastici come esperta e docente esterna di inglese.

Al centro della sua metodologia c’è un’intuizione precisa: prima della parola scritta viene il suono.

Da qui nasce il concetto “Dal suono alla parola scritta”, un approccio che parte dall’ascolto e dall’esposizione alla lingua per arrivare progressivamente alla produzione orale, alla lettura e infine alla scrittura.

Imparare una lingua come si impara la lingua madre

Prima ancora di imparare a leggere e scrivere, un bambino ascolta.

Ascolta le persone che lo circondano, riconosce progressivamente i suoni, prova a riprodurli e, attraverso l’esperienza e la necessità di comunicare, costruisce la propria lingua.

Secondo l’approccio sviluppato da Simona Bonetti, anche l’apprendimento dell’inglese può partire da un processo analogo.

L’esposizione ai suoni della lingua diventa quindi un elemento centrale. Prima si ascolta, poi si prova a riprodurre ciò che si è ascoltato e, attraverso un percorso graduale, si arriva a riconoscere le parole anche nella loro forma scritta.

Una prospettiva che sposta l’attenzione dalla semplice memorizzazione alla costruzione di una vera familiarità con la lingua.

Un percorso iniziato a 14 anni

Il rapporto di Simona Bonetti con l’inglese è iniziato relativamente tardi rispetto all’età in cui oggi propone di avvicinare i bambini alla lingua.

A 14 anni si è iscritta al liceo linguistico, confrontandosi direttamente con le difficoltà che possono emergere quando si inizia a studiare una lingua straniera in un’età in cui l’apprendimento tende a essere maggiormente basato sulla riflessione, sull’analisi e sulla sintesi.

Il suo percorso è poi proseguito con gli studi in Lingue e Letterature Straniere e con l’esperienza nell’insegnamento.

Successivamente ha lavorato anche come Area Manager per l’estero, un’esperienza professionale che le ha permesso di utilizzare la lingua in un contesto concreto e internazionale.

Un passaggio importante della sua vita è arrivato in seguito a seri problemi di salute, che l’hanno portata a un vero e proprio change of heart e a una trasformazione del proprio stile di vita.

Da quel cambiamento è nato anche il ritorno al mondo dell’insegnamento, questa volta come libera professionista, con la possibilità di scegliere e sperimentare modalità diverse di insegnamento.

Dalla grammatica al teatro

La necessità di sviluppare una metodologia più dinamica ha portato Bonetti a esplorare il mondo del Drama e del teatro in inglese.

Ha conseguito le certificazioni come insegnante Kids English Theatre e Learn English Through Drama, inserendo nel proprio metodo elementi capaci di renderlo più flessibile e adattabile alle diverse esigenze degli studenti.

Parallelamente ha approfondito la linguistica e gli studi legati alla glottodidattica, osservando le reazioni degli studenti alle diverse proposte e registrandone progressi e modalità di apprendimento.

È proprio dall’osservazione diretta dei bambini che è nata una delle intuizioni più significative del suo percorso.

Nicole’s Snail: quando il suono arriva prima della scrittura

La storia di Nicole’s Snail, la “lumaca di Nicole”, nasce da un episodio vissuto durante un’attività con una bambina di sei anni.

Nicole stava scoprendo la parola inglese snail attraverso un’attività di pregrafismo. Non aveva ancora completato la scrittura delle lettere e non le era stata suggerita la pronuncia.

Eppure, davanti alla parola, riconobbe spontaneamente ciò che aveva davanti e la pronunciò correttamente.

Per Simona Bonetti fu un momento di particolare importanza.

La bambina era stata esposta ai suoni della lingua inglese già l’anno precedente e, secondo la lettura data dall’insegnante a quell’esperienza, quell’esposizione aveva contribuito alla capacità di riconoscere e pronunciare correttamente la parola anche prima di ricevere una spiegazione esplicita della pronuncia.

Quell’episodio è diventato una sorta di epifania professionale e ha contribuito alla progressiva elaborazione del metodo “Dal suono alla parola scritta”.

Un metodo che Bonetti sta attualmente mettendo su carta con l’obiettivo di formalizzarlo e renderlo maggiormente riconoscibile.

Le Active Stories: imparare attraverso il coinvolgimento

Una parte fondamentale della metodologia è rappresentata dalle Active Stories, storie che diventano il punto di partenza per un percorso di apprendimento attivo.

L’attività comincia dal racconto.

I bambini ascoltano una storia e successivamente vengono coinvolti nella sua rappresentazione. Il linguaggio non rimane quindi confinato all’ascolto passivo, ma viene associato al movimento, all’azione, alla ripetizione e alla situazione concreta.

Il percorso prosegue poi individuando alcuni elementi della storia che possono essere trasferiti nella quotidianità.

L’obiettivo è creare una maggiore consapevolezza linguistica e permettere ai bambini di acquisire progressivamente quelli che in linguistica vengono definiti chunks of language, ovvero sequenze di parole apprese come unità e successivamente utilizzabili per costruire nuove espressioni.

In questo modo, la lingua viene vissuta prima ancora di essere analizzata.

E quando arriva il momento di tornare sulla storia per rileggerla autonomamente, secondo l’esperienza di Bonetti, i bambini possono arrivare a riconoscerne e leggerne le parole senza dover ricorrere costantemente all’aiuto dell’adulto.

Il futuro dell’inglese può partire dall’ascolto

L’approccio di Simona Bonetti parte quindi da una domanda semplice ma fondamentale: come può un bambino imparare a parlare una lingua che non ha mai avuto modo di ascoltare?

La risposta che guida il suo lavoro è costruita intorno a un principio: prima viene l’esperienza sonora, poi la riproduzione, quindi la consapevolezza linguistica e, progressivamente, la parola scritta.

Questo non significa rinunciare alla grammatica, alla lettura o alla scrittura, ma inserirle all’interno di un percorso nel quale il bambino abbia già sviluppato una familiarità con i suoni e con le strutture della lingua.

L’insegnamento diventa così un processo nel quale ascolto, movimento, racconto, gioco e interazione possono diventare strumenti per avvicinare bambini e ragazzi all’inglese.

Il futuro è nel passato

Nel lavoro di Simona Bonetti, innovare l’insegnamento non significa necessariamente inventare qualcosa di completamente nuovo.

Significa, piuttosto, tornare a osservare come l’essere umano impara naturalmente a comunicare.

Prima ascolta. Poi prova. Ripete. Sbaglia. Riprova. Associa i suoni alle situazioni. E, progressivamente, attribuisce loro un significato.

È questo il principio da cui nasce “Dal suono alla parola scritta”, una metodologia ancora in fase di sviluppo e formalizzazione, costruita attraverso anni di insegnamento, formazione, osservazione e sperimentazione.

Un percorso che guarda al futuro dell’insegnamento dell’inglese partendo da un meccanismo antico quanto l’apprendimento stesso: ascoltare per imparare, vivere la lingua per poterla usare e arrivare alla parola scritta dopo averne incontrato il suono.

Il futuro, in fondo, può essere nel passato.

A cura di Marzia Lazzerini


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