Lisa Bonfà, psicologa clinica che esercita la propria professione a Mantova, è stata ospite ai microfoni di Storytime per approfondire un tema di grande attualità: la relazione tra i prototipi estetici promossi dai social media e lo sviluppo dei disturbi della nutrizione e dell’alimentazione, con un’attenzione particolare al mondo dello sport.
Nel corso dell’intervista è stata analizzata l’influenza che i modelli corporei diffusi online possono esercitare sulla percezione di sé, soprattutto in una fase delicata come l’adolescenza.
L’approfondimento ha evidenziato l’importanza di osservare il fenomeno in modo consapevole, evitando semplificazioni e individuando i diversi fattori psicologici, familiari, sociali e culturali che possono contribuire allo sviluppo di un disturbo.

Uno dei principali aspetti emersi riguarda la necessità di ristrutturare una consapevolezza di fondo: i social media non causano direttamente un disturbo della nutrizione e dell’alimentazione.
Tuttavia, le modalità con cui alcuni contenuti vengono presentati e diffusi possono trasformare le piattaforme digitali in un possibile fattore di rischio, soprattutto quando vengono promossi modelli estetici rigidi, irrealistici o difficilmente raggiungibili.
L’esposizione continua a immagini idealizzate, corpi filtrati e standard di bellezza apparentemente perfetti può alimentare il confronto sociale e influenzare il modo in cui una persona osserva e valuta il proprio corpo. È quindi importante considerare non soltanto i contenuti visualizzati, ma anche il significato che vengono ad assumere per chi li guarda e il contesto personale, emotivo e relazionale in cui vengono recepiti.
Nel corso dell’intervista è stata sottolineata la necessità di distinguere il corpo nella sua oggettività dall’immagine corporea, ovvero dalla rappresentazione e dalla percezione che ogni persona costruisce del proprio corpo.
L’immagine corporea non riguarda esclusivamente l’aspetto fisico, ma coinvolge anche la componente cognitiva, legata ai pensieri e alle convinzioni che una persona sviluppa rispetto al proprio corpo, e la componente emozionale, collegata alle sensazioni e alle emozioni che tali pensieri possono generare.
Il modo in cui una persona percepisce il proprio corpo può quindi essere influenzato da molteplici elementi: dalle esperienze personali ai rapporti familiari e sociali, fino ai modelli culturali e ai messaggi diffusi dai media e dalle piattaforme digitali.
Comprendere questa distinzione permette di superare una visione esclusivamente estetica del corpo e di riconoscere quanto la percezione di sé sia strettamente connessa al benessere psicologico e alla costruzione dell’identità.

Un ulteriore approfondimento è stato dedicato al mondo dello sport, che può presentare una duplice funzione.
Da un lato, l’attività sportiva può rappresentare un importante fattore di protezione. Lo sport può favorire la crescita personale e professionale dell’atleta, contribuire allo sviluppo dell’autostima, promuovere la socializzazione e rafforzare il senso di appartenenza, la disciplina e la capacità di affrontare le difficoltà.
Dall’altro lato, in presenza di un ambiente familiare o sociale particolarmente pressante, lo sport può trasformarsi in un possibile fattore di rischio. Le aspettative legate ai risultati, alla prestazione e all’aspetto fisico possono aumentare la pressione sull’atleta e contribuire a una relazione problematica con il corpo, l’alimentazione e l’esercizio fisico.
Particolare attenzione viene rivolta ad alcune discipline, come la danza, il pattinaggio, la ginnastica ritmica e la ginnastica artistica. In questi contesti il corpo può essere percepito non soltanto come parte integrante della persona, ma anche come uno strumento necessario per raggiungere determinate performance o come un “biglietto da visita” attraverso cui definire il proprio valore e la propria identità.
Quando il corpo viene osservato e valutato prevalentemente in funzione della prestazione o dell’aspetto estetico, può emergere il rischio di una sua oggettificazione, con possibili conseguenze sul rapporto che l’atleta sviluppa con se stesso.
La riflessione conclusiva ha posto l’attenzione sull’importanza di cogliere precocemente eventuali segnali di disagio.
I genitori possono ricoprire un ruolo fondamentale nell’osservazione di cambiamenti significativi nel comportamento dei propri figli. Tra i possibili segnali da non sottovalutare possono rientrare repentini cambiamenti dell’umore, un progressivo isolamento sociale e relazionale, una maggiore impulsività, la restrizione alimentare, un’attività fisica eccessiva o altri comportamenti che evidenziano una possibile difficoltà nel rapporto con il cibo, il corpo o la propria immagine.
La presenza di uno o più segnali non equivale necessariamente alla presenza di un disturbo, ma può rappresentare un elemento importante da ascoltare e approfondire, soprattutto quando i cambiamenti persistono nel tempo o incidono sulla vita quotidiana e sul benessere della persona.
Un’adeguata informazione e una maggiore consapevolezza rispetto ai disturbi della nutrizione e dell’alimentazione risultano fondamentali non soltanto per la famiglia, ma anche per l’intera rete sociale che accompagna quotidianamente la crescita di bambini e adolescenti.
Allenatori, insegnanti, coetanei e figure educative possono contribuire a riconoscere eventuali cambiamenti e a promuovere un contesto basato sull’ascolto, sul rispetto e sulla valorizzazione della persona.
La prevenzione passa anche dalla capacità di costruire ambienti nei quali il valore individuale non venga ridotto all’aspetto fisico, al peso, alla prestazione o al raggiungimento di un ideale estetico.
L’intervento di Lisa Bonfà ai microfoni di Storytime ha offerto un’occasione di riflessione su un tema complesso e attuale, evidenziando la necessità di affrontarlo attraverso una prospettiva ampia e multidimensionale.
Comprendere il ruolo dei social media, distinguere il corpo reale dall’immagine corporea, osservare con attenzione le dinamiche presenti nel mondo dello sport e riconoscere tempestivamente eventuali segnali di disagio sono passaggi importanti per promuovere una maggiore consapevolezza.
Al centro rimane la persona, con la propria storia, le proprie emozioni, le relazioni e il modo unico in cui costruisce la percezione di sé.
A cura di Marzia Lazzerini
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