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Tra ospedale e scena del crimine: la violenza di genere raccontata dal criminologo Luciano Alfeo


Tra ospedale e scena del crimine: la violenza di genere raccontata dal criminologo Luciano Alfeo Immagine

La violenza di genere è un fenomeno complesso che raramente esplode all’improvviso; più spesso si tratta di un’escalation silenziosa, fatta di dinamiche di controllo, maltrattamenti ripetuti e contesti di isolamento. Riconoscere questi segnali e fornire un supporto concreto richiede una sinergia costante tra l’ambito sanitario, le forze dell’ordine e gli esperti della scienza forense.

Di questo delicato equilibrio ha parlato il criminologo Luciano Alfeo — che affianca alla professione criminologica quella di tecnico sanitario di radiologia medica in un Pronto Soccorso con DEA di II livello — in un’intervista rilasciata ai microfoni di Storytime.

Il Pronto Soccorso come presidio di protezione

Nel corso del dialogo, Alfeo ha sottolineato come la struttura sanitaria non debba essere considerata soltanto un luogo dedicato alle cure cliniche e all’emergenza medica, ma un vero e proprio presidio di osservazione sociale e giuridica. Quando una vittima di abusi varca la porta di un ospedale, l’aspetto diagnostico si fonde con la necessità di offrire una tutela immediata.

“In un Pronto Soccorso di II livello, la diagnostica per immagini e la sanità agiscono come vere e proprie sentinelle epidemiologiche, sociali e giuridiche, in particolar modo nei casi di violenza di genere. Per le donne che subiscono abusi, il Pronto Soccorso rappresenta spesso il primo reale punto di contatto tra la propria sofferenza e le istituzioni.”

Raccontando l’organizzazione della propria realtà ospedaliera, Alfeo ha spiegato l’importanza di spazi dedicati all’accoglienza, dove la vittima possa sentirsi protetta. In questo contesto, l’intervento non si limita alla repertazione dei traumi fisici, ma attiva immediatamente una rete multidisciplinare composta da medici, infermieri, psicologi e assistenti sociali. L’obiettivo primario è guidare la persona verso i Centri Antiviolenza, avviando quel percorso indispensabile per spezzare la catena dei maltrattamenti.

Leggere oltre il fatto: il ruolo della criminologia investigativa

Quando dall’ambito sanitario si passa al contesto giudiziario, la criminologia investigativa diventa uno strumento fondamentale per ricostruire l’esatta dinamica degli eventi. Il criminologo non si sostituisce agli organi inquirenti né alla magistratura, ma fornisce una chiave di lettura scientifica capace di collegare elementi apparentemente distanti.

Analizzare un reato significa ricomporre un mosaico composto da fattori medici, psicologici e ambientali. Nel caso dei femminicidi e dei reati affettivi, questo approccio diventa ancora più profondo: la scena del crimine smette di essere solo uno spazio fisico da isolare e riprendere, trasformandosi in una “scena parlante”. Attraverso i segni materiali e le tracce comportamentali, essa narra la storia al presente ma restituisce anche il passato della relazione, permettendo agli esperti di tratteggiare il profilo psicologico e sociologico sia della vittima sia del carnefice.

Il valore della rete e le nuove frontiere digitali

Un altro aspetto decisivo evidenziato da Luciano Alfeo riguarda l’importanza dell’aggiornamento continuo e del confronto scientifico. L’appartenenza a realtà associative di settore — come l’ANFOC (Associazione Nazionale Formatori Criminologi e Criminalisti) e l’ACISP (Accademia Italiana di Scienze Forensi) — consente ai professionisti di offrire consulenze sempre più dettagliate all’autorità giudiziaria. Oggi la decisione di un giudice si avvale sempre di più dell’apporto scientifico di criminologi, balistici e grafologi, fondamentali per garantire un processo equo basato su prove rigorose.

In conclusione dell’intervista, lo sguardo si è allargato alle sfide future del settore, dominate dall’avvento delle nuove tecnologie. Se da un lato gli strumenti digitali offrono supporto alle indagini, dall’altro rischiano di trasformarsi in una minaccia subdola.

“La tecnologia è un’arma a doppio taglio. Oggi assistiamo sempre più spesso a forme di violenza di genere facilitate dalla tecnologia: fenomeno che si declina attraverso il cyberstalking, il cyberbullismo o i deepfake. La scena del crimine non è più soltanto fisica, ma diventa digitale e algoritmica, permettendo al maltrattante di agire protetto dall’illusione dell’anonimato.”

A cura di Federica Ragnini

 

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